Libero sfogo alla creatività

“Se c’è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto; 
se non c’è niente di dritto, niente può andare storto.
Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani. Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta: andarci insieme o andarci contro.
Occorre andare avanti a fare ciò che accade nel momento.. 
E ció che accade va assolutamente bene, perché non c’è modo di giudicare, non c’è criterio, né pietra di paragone. Questa è la sua bellezza.
E questa è LIBERTÀ.”
(Osho)

Non mi faccio condizionare dalle parole degli altri, quando voglio riesco ad essere abbastanza distaccata. Oggi però ho letto questo pezzo di Osho e mi si è aperta la mente, mi è venuta una gran voglia di fare e come si vede dalla foto, ho sfogato la mia creatività sul muro della mia camera.

Penso che leggere ti cambi la vita, fa aumentare la tua curiosità, ti fa vedere qualcosa di speciale dove gli altri non vedono nulla.

Imma Gaglione

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L’ansia pre-esame..che brutta bestia

Giorni fa mi è capitato di leggere un articolo. Cito testualmente: “come combattere l’ansia pre-esame”. 5 facili mosse per superare l’incubo che tanto attanaglia noi studenti universitari.
1. accettare l’ostacolo;
2. prenderne coscienza;
3. ridimensionarlo;
4. guardarlo dall’esterno;
5. combatterlo.

Wow! Ho pensato. Queste regole le avrà scritte un cazzone qualsiasi che evidentemente non sa di che parla. Perché, bando alle ciance, l’ansia pre-esame ti passa solo quando il professore mette la penna sul tuo libretto. Solo allora quei crampi alla pancia, quella stanchezza, quella confusione mentale cedono il posto a un senso di estasi, una sensazione di puro benessere interiore.

La cosa più terribile è sicuramente la notte prima di un esame, quando c’è silenzio e riusciamo quasi a sentire i nostri pensieri. I miei fanno più o meno così:
“Le georgiche furono scritte in esametri..”
“Il vero nome di Italo Svevo è Aron Hector Schmitz..”
“Le coblas doblas sono quelle strofe che in occitano rimano a due a due..”
“La morfologia è lo studio della struttura grammaticale della parola..”
Ci si gira e rigira in quel letto, senza prendere sonno. Al mattino sembriamo tanti zombie che camminano e guai a chi ci offre un caffè. Bere e mangiare prima di un esame è off-limits.

Quindi alla fine non esiste un metodo per combattere l’ansia pre-esame. Fa parte del gioco. Bisogna accettarla. E’ come la fatica della salita, non puoi evitarla, devi sentirla nelle gambe mentre pedali, perché poi arrivare in cima e godersi il panorama gratifica per ogni sforzo.
Così è per l’ansia e gli esami. L’ansia ti logora, ti fa venire più volte voglia di mollare, ma ragazzi, niente ripaga come quel:
“Complimenti, può andare..”

Imma Gaglione

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“..love is all you need”

Potrei convincerti a restare, magari dicendoti che sei speciale, gonfiando il tuo ego più del solito.
Ma mi ferma la consapevolezza che chi ama non deve essere convinto.
“All you need is love..” cantavano i Beatles e la canto anch’io a squarciagola, tutt’oggi.
Quello che ho capito è che posso soffrire, posso avere attorno cattivi esempi di “coppia ideale”, ma non smetterò mai di credere che l’amore sia una forza speciale, silenziosa, che non si vede, ma che ti rende invincibile.
Il solo pensiero che il mio cuore ancora è capace di emozionarsi, di piangere, di ridere, anche di sanguinare mi sa sentire fortunata.
Potrei convincerti a restare, ma ho capito che amo più me stessa.

Imma Gaglione

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Libera

Non sapevo molto di lei, ma ne ero irrimediabilmente attratto.
Mi dissero che amava il mare, rimaneva ore ed ore lì a fissarlo. Guardava le onde colpire gli scogli.
Mi dissero che era solita aprire le braccia, come se volesse tremendamente avere la capacità di volare.
Mi dissero che leggeva tanto, passava le ore a pendersi nelle pagine.

Non sapevo molto di lei, mi dissero che si faceva chiamare Libera.

Imma Gaglione

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Un calcio ai buoni propositi e trasformiamo i nostri “vorrei” in “voglio”

“Anno nuovo, vita nuova..”. “Lunedì inizio la dieta..”. “Dal mese prossimo smetto di fumare..”.

I cari e famosi buoni propositi mantengono viva la speranza che un nuovo inizio possa sempre esserci. Siamo tutti un po’ come Bridget Jones, che prende in mano la penna e riporta sul suo diario tutti i buoni propositi del mese, per poi ritrovarsi il mese successivo a vederli falliti. Questa, in chiave ironica, è la situazione che si verifica alla maggior parte di noi.

La motivazione è che non abbiamo bisogno di buoni propositi. Non ci serve aspettare l’anno nuovo per un cambiamento. Se crediamo di dover cambiare qualcosa nella nostra vita, bisogna farlo subito. “Chi ha tempo non aspetti tempo..”. “Carpe diem..”. “Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde”. Quanti modi di dire per un concetto solo: la vita è adesso. Il lunedì è solo la scusa dei pigri, degli indecisi, di chi sa di aver bisogno di una svolta ma non alza il culo dalla sedia.

Allora a che servono i buoni propositi se poi non durano una settimana? Non aspettiamo l’anno che verrà, non pensiamo alle convenzioni, agli impedimenti, agli ostacoli. Liberiamoci dalle catene e cominciamo a capire cosa e come vogliamo essere. Prendiamo la nostra vita e stravolgiamola, se il cambiamento riguarda solo noi allora è possibile realizzarlo. Annusiamo, assaporiamo tutto ciò che di bello il mondo ha da offrire.

Abbiamo la possibilità di scegliere e questa è libertà.

Dopo tutto come ha fatto la cara Bridget Jones a trasformare in realtà quello che voleva? Ha dato un calcio ai buoni propositi e ha trasformato i suoi “vorrei” in “voglio”.

Imma Gaglione

 

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La solidarietà della memoria e il sorriso della speranza

-Per non dimenticare -Not to forget -Ne pas oublier -No olvidar
Lingue diverse per un unico concetto: tenere viva la memoria. Molti dicono che ricordare non basta, che andare ad Auschwitz, leggere libri o vedere film sull’argomento, ascoltare storie di chi quel campo l’ha vissuto, non è sufficiente per capire cosa realmente quegli esseri umani hanno provato.

E questo è vero. Qualsiasi parola del mondo sarebbe riduttiva per descrivere la paura nel sentire semplici passi avvicinarsi a una porta chiusa di una soffitta o di una cantina, l’ansia provata durante un lungo viaggio di silenzio, che era più assordante di mille parole, la vergogna nell’essere costretti a spogliarsi davanti a tante persone, l’umiliazione di essere privati di un nome e di un’identità e marchiati con un numero, la sofferenza per aver perso i propri cari, per essere stati divisi dai propri affetti, il dolore per la fame e quel tozzo di pane, che non era sufficiente per il lavoro che erano costretti a sopportare, l’abbandono da parte dei vili e dei codardi, di coloro che si voltavano dall’altra parte, di chi avrebbe potuto fare qualcosa ma non l’ha fatta.

“Per ogni cosa c’è il suo momento” dice la Bibbia, ma in questo caso c’è stato solo il tempo del peccato. Niente potrà mai cancellare lo scempio, la strage, il massacro, lo sterminio, l’eccidio avvenuto in quegli anni. Nessuna parola, giustizia, vendetta potrà togliere dalla mente quegli odori, quelle grida, quell’orrore che chi è sopravvissuto ha portato dentro per tutta la vita. 

27 gennaio 1945, si aprirono i cancelli di Auschwitz, ma non c’è nulla da festeggiare. Quello che si dovrebbe fare è chinare il capo e vergognarsi di quello che l’uomo è stato capace di essere. Bisognerebbe pentirsi per quello che l’uomo è stato capace di fare. Sarebbe utile rabbrividire per quello che l’uomo è stato capace di pensare.  

Il giorno della memoria non serve per commuoversi davanti a un’immagine postata su un social network. Serve per capire che la libertà è il bene più grande, che oggi diamo per scontato. Serve per comprendere che le idee di un solo uomo hanno prodotto l’Olocausto e non deve più essere così. Serve per ringraziare per quello che si ha, sempre. Serve per imparare che se una cosa è sbagliata, bisogna dirlo, senza pensare alle conseguenze.

La mia preghiera va innanzitutto alle vittime, a chi in quei campi c’è solo entrato e mai uscito e ai sopravvissuti che hanno passato la vita a portare quel ricordo sulla pelle.
Il ricordo serve, la memoria aiuta. Già Cicerone diceva: “Historia magistra vitae”, mi aggrappo a queste tre parole, tenendo salda la speranza che sia davvero così.

Imma Gaglione

 

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