Pensieri

Diffidate di chi è in grado di sostituire le persone importanti della sua vita.
Si possono sostituire le cose, le abitudini, i vizi, ma non le persone.
È come dire “ho bisogno di qualuno”. E “ho bisogno di qualcuno” non è la stessa cosa di “ho bisogno di te”.

Imma

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Vuoto

Non è il dolore il male peggiore che si prova quando una persona esce dalla nostra vita, ma il vuoto che questa ci lascia dentro.
Sentiamo freddo anche in piena estate, concludiamo le giornate sentendoci incompleti, credendo di aver dimenticato qualcosa.
Succede continuamente, anche se non lo volevamo, anche se non lo desideravamo, anche se non l’avevamo chiesto.
Siamo involucri, ossa e carne e sangue, lasciamo entrare dentro di noi gli altri, li adattiamo al nostro essere, ci spostiamo in modo che entrino perfettamente. E quando ci lasciano è solo silenzio e freddo e vuoto.
Ed è il vuoto la cosa più difficile da accettare, perché il dolore lo possiamo combattere, il vuoto ci immobilizza, ci toglie il respiro, e ci spinge a fare i conti con noi stessi.

Imma Gaglione

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Maschi contro femmine? Magari..

Viviamo in un mondo in cui il numero delle donne è superiore a quello degli uomini, nonostante questo ogni campo, tranne quello casalingo si intende, è dominato da testosterone.
I motivi? Principalmente due.
Il primo è che c’è una grande percentuale di donne che si impegna in ciò che fa solo per essere gratificata dal complimento di uno o più uomini. Morale: fanno le emancipate ma nel profondo hanno bisogno di attenzioni maschili.
Ma il motivo più importante è che l’invidia porta i tacchi alti, indossa gonne e si trucca, l’invidia è donna. Le donne sono invidiose di altre donne, e così invece di allearsi, di vivere bene insieme, di essere competitive per migliorarsi, finiscono con l’essere false a vicenda, con il farsi lo sgambetto l’una con l’altra, cercando di emergere screditando le altre.
Il risultato? Gli uomini hanno via libera perché le donne gliela spazzano la via, la abbelliscono, gli stendono pure un tappeto rosso. Un uomo su tre sarà sempre avanti alle donne, perché mentre lui avanza, loro sono troppo impegnate a farsi la guerra.
Maschi contro femmine? Magari.. Qui lo scontro è tutto al femminile.

Imma Gaglione

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E..

E voglio ancora credere al domani, ai sogni, alla felicità.
E mi piace sentire la speranza che mi pulsa nelle vene.
E magari domenica vado al mare.
E quanto scalda questo sole.
E mi carica così tanto sapere che ho tante pagine bianche da scrivere e una penna piena di inchiostro tra le mani.
E quanto è bella la parola “e”, lascia in sospeso, tiene sulle spine, per una frazione di secondo ti fa pensare che tutto può ancora essere.

Imma Gaglione

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L’uccello e il pesciolino

Quando ero piccola mia madre mi raccontava sempre una storia “L’uccello e il pesciolino”.

Tanto tempo fa un uccello, stanco per il lungo volo, decise di riposarsi su un ramo che affacciava su un refrigerante fiume.
I suoi viaggi erano sempre solitari e cominciava ad essere stanco della solitudine. Adagiato su un albero finì per fissare il tramonto, pensando che sarebbe stato ancora più bello guardarlo in due.
All’improvviso dalle acque del fiume vide saltare un pesciolino, che quando si accorse di lui si fermò e disse:
“Ciao, tu chi sei? Non ti ho mai visto da queste parti.”
“Vengo da molto lontano, sono qui per riposarmi. Tu vivi qui?” rispose l’uccello.
“Si, qui sotto. Mia madre mi dice di non guizzare fuori dall’acqua, ma il mondo qui fuori mi sembra così bello.”
“Hai ragione, è davvero bellissimo.”
“Adesso devo andare, ci vediamo domani? Sarai ancora qui?” chiese il pesciolino.
“Direi proprio di si.” rispose l’uccello.
E così passarono settimane nelle quali l’uccello e il pesciolino si incontravano. L’uccello gli raccontava del mondo, di com’era e di tutto ciò che aveva visto e il pesciolino raccontava della vita sott’acqua, del fiume ed anche del mare. Fino a quando i due finirono per innamorarsi.
“Potrei venire con te.” disse il pesciolino.
“Non sopravvivresti senza l’acqua, morirai dopo poco e io ti perderò. Forse potrei vivere io da te?” chiese l’uccello.
“In fondo all’acqua ti mancherebbe il respiro subito e io ti perderò.” rispose tristemente il pesciolino.
Quel giorno si resero conto che il loro era un amore impossibile, anche se molto forte. Questa storia insegna che non tutte le favole hanno il lieto fine e non per forza finiscono con un “e vissero felici e contenti”.

Mi sembra ancora di sentirmi quando dicevo a mia madre: “Mamma, posso prestare all’uccello la maschera che ho comprato per il mare, così può vivere con il pesciolino.”
Questo significa che da piccola quella storia non l’avevo capita, ma è normale, da piccoli accettiamo solo le cose belle e riusciamo a trovare una soluzione a tutto.
Poi sono cresciuta e mia madre non mi leggeva più le favole, però ogni volta che mi avventuravo in storie assurde e senza futuro, lei mi diceva: “Ei, l’uccello e il pesciolino..”
Io sbuffavo e posso dire che nemmeno in quel momento capivo l’importanza di quella storia.
Quando finalmente l’ho compresa? Quando ne uscivo con le ossa a pezzi. Quando capivo davvero cosa significava essere un pesciolino che amava un uccello. Quando lo provavo sulla pelle. Non puoi mai dire che una medicina è amara, finché non la mandi giù.
Perciò a volte semplicemente bisogna accettare che certe cose sono impossibili, per quanto forti, per quanto vere e sentite. Rassegnarsi è in assoluto la sfida più brutta che la vita ci sottopone, ma a volte è necessario.
Quindi non sprechiamo le nostre energie per combattere contro i mulini a vento, ci condanniamo all’infelicità inutilmente. Giriamoci e guardiamo altrove, il mondo è troppo grande per soffermarci su un unico punto.
E questo mi fa pensare a una cosa: le mamme hanno sempre ragione.

Imma Gaglione

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