Non ho smesso di sognare

Mi ripropongo di scrivere, poi non lo faccio. Presa da tante cose da fare e sempre a mille all’ora. Poi WordPress mi ricorda che im1dreamer oggi soffia la sua seconda candelina, perciò è partita la lacrimuccia, ripensando a come tutto è cominciato. A chi ero e a chi sono diventata. A dove mi trovavo e a dove sono oggi.

Anche se la mia penna ogni tanto va in stand-by, sappiate che non ho smesso di sognare, non smetterò mai di farlo, perché per me continuare a sognare rimarrà il più importante atto di coraggio della vita.

Buon compleanno al mio blog, che non curo come dovrei, ma che porto sempre nel cuore.

Imma

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Lettera a L

Caro L,
stanotte ti ho sognato, non capitava da un bel po’. E’ stato un bel sogno, uno di quelli che ti fa svegliare sorridendo e che ti fa passare la giornata con il buonumore. Eravamo su quella panchina a Roma, era tutto uguale a quel giorno. La cosa diversa è stata il finale, perché tu nel sogno, a differenza della realtà, davi a noi una possibilità.
Stamattina mi ha svegliato il pensiero di te, come ieri e come sicuramente succederà domani. Non sai quanto fa male essere schiavi di un pensiero ed essere inermi e senza difese davanti a questo. Hai talmente segnato la mia vita che non so più dove finisco io e dove cominci tu.

Ormai bevo solo acqua a temperatura ambiente e rido quando, citandoti, dico agli altri: “il caldo si combatte con il caldo”. Non mangio più le unghie. Quando fisso il mare mi viene immediatamente in mente il kite-surf. Ho un nodo alla gola se per strada incontro qualcuno che suona la chitarra. Riconosco il tuo accento nel modo di parlare della gente. Mi blocco di colpo se all’improvviso trasmettono determinate canzoni alla radio. Mentre preparo il tiramisù penso che il mio sarà sempre più bello e più buono del tuo. I treni e le stazioni mi fanno ricordare del 10 agosto e di tutto quello che ha significato per me.

Mi sono imposta di non scriverti, perché l’unica cosa che vorrei dirti, l’unica che vorrei sapessi davvero è che mi manchi. Mi manchi ancora dopo mesi.
Vorrei dirti che sei stato uno stupido perché avrei potuto regalarti la felicità, ce l’avevo lì, pronta per te e più passava il tempo più cresceva.
Vorrei dirti che mi hai spezzato il cuore e non riesco più a mettere insieme i pezzi.
Vorrei dirti che quello che più non sopporto è vedere che per te non è cambiato nulla, che tu sei andato avanti in maniera del tutto semplice.

Tu non pensi a me se ascolti una canzone, se sei in stazione e vedi un treno che passa, se prepari il tiramisù.
Mi avevi avvisato che sei come sei. Mi avevi messo in guardia da te stesso. Avevi detto anche che dovevo fidarmi, che avresti pensato a tutto tu.
E allora ho chiuso gli occhi. Mi sono fidata. Adesso li ho riaperti. E tu? Tu dove sei?

Imma

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Lasciare il nido: paura e coraggio

Pensando alla libertà, l’immagine più bella che ci appare davanti agli occhi è un cielo limpido e un uccello ad ali spiegate che prende il volo. Ma cosa c’è realmente dietro questa scena? Tante, tantissime emozioni contrastanti, che provare a descrivere a parole non basterebbe per capire cosa si prova realmente, perché un’emozione non si racconta, si vive e basta.
E’ ai fuori sede che mi rivolgo in questo numero, lavoratori o studenti, a quelli che, per inseguire i propri sogni, hanno dovuto lasciare il nido e cominciare a volare da soli.

Un fuori sede passa attraverso cinque step principali.
Entusiasmo: immanginando la nuova esperienza , ancora abbastanza lontana nel tempo, cominci a fantasticare, ti proietti in un orizzonte felice, una sorta di valle incantata, fatta di castelli del buonumore, di sorgenti di prosperità e di prati di successi.
“Non vedo l’ora di partire.”
“Sarà un percorso fantastico.”
-Paura: il giorno della partenza è fissato, è tutto reale, il momento in cui la tua vita cambierà non è più ipotetico, ha una data e un orario. Ti senti come se tutto stesse succedendo alla velocità della luce e una paura, mai provata prima, assale ogni angolo del tuo corpo.
“E se non andasse bene?”
“E se fallirò?”
-Nostalgia: gli scatoloni sono stati scaricati, i mobili montati, rimane solo da aprire quell’ultima valigia, quella lasciata lì nell’angolino e tirare fuori l’entusiasmo iniziale che ti pare di aver perso per la strada.
Tutto ciò che riesci a pensare è a mamma e papà, agli amici, alla famiglia, agli affetti. Ti senti solo, ma solo per davvero e dopo aver versato qualche lacrima, cominci a pensare al primo weekend libero per tornare a casa.
“Non voglio stare qui.”
“Quanto manca alle vacanze di Natale?”
-Scoperta: i coinquilini sono simpatici, ti fanno stare bene, passare il tempo nella nuova casa è sempre più piacevole, i corsi all’università sono coinvolgenti e appassionanti, il nuovo lavoro è entusiasmante, la nuova città ti sorprende e ti fa innamorare ad ogni angolo.
“Che bella serata che ho passato.”
“Sta a vedere che vivere qui mi piacerà.”
-Serenità: i coinquilini sono diventati la tua famiglia, la nuova casa è diventata casa tua, la nuova città è ormai tua amica, non ti perdi più nella metropolitana, il macellaio ti chiama per nome, al bar sanno come ti piace il caffè, l’università non fa poi così paura e il nuovo lavoro è ormai la tua realtà.
La tua vita è piena, pur essendoti spostato. Cammini per strada tranquillo, è tutto ormai così familiare e quotidiano, che ti prende la sensazione di abitare lì da sempre.
“Ho fatto la scelta giusta.”
“Sono felice.”

Andare via di casa è un’esperienza pazzesca, prendi finalmente in mano la tua vita e accetti di essere diventato grande. Cresci più in pochi mesi che in tanti anni. E’ dura, è difficile. Molto spesso penserai di mollare, poi, a un tratto, così all’improvviso,  aprirai gli occhi e ti vedrai lì, ad alta quota, a volare da solo, sicuro di te. E allora capirai che piuttosto che perderti quell’incredibile emozione finale, saresti disposto a rivivere anche quelle difficili.
Non c’è coraggio se non c’è paura. Tu ne hai avuto, tanto ed è per questo che devi fare un respiro profondo, rilassarti e, finalmente, goderti il panorama.
Ascoltala, ascoltala più spesso quella voce dentro di te. La senti? “Andrà tutto bene”.

Il nuovo numero di Writers è online qui. Buona lettura e buona domenica.

Imma Gaglione

Articolo Imma

Ieri e oggi

Prima c’erano poche possibilità ma tantissimo coraggio, al contrario di oggi.
Prima si custodiva nel cuore il ricordo di un semplice bacio rubato, oggi ci si dimentica persino di chi ci ha dormito accanto un’intera notte nella stretta di un abbraccio.
E’ questo il vero regresso della società: non dare più peso e valore a un’emozione.

Imma Gaglione
buonanotte

Quello giusto

Se ti fa alzare sulle punte per attirare la sua attenzione, semplicemente non è quello giusto. Perché quello giusto è colui che non solo ti scorge tra la folla, ma che ti sta già guardando ancor prima che tu alzi lo sguardo.
Battiti per questo tipo di rapporto, cercalo, pretendilo, perché sarà la melodia della tua vita. Il resto è solo rumore di sottofondo.

Imma

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