Tempo

Scorre il tempo,
scandito dai rintocchi
di un orologio,
che si riflettono
sul mio volto,
che si sentono
nella mia consapevolezza
di adulta.
Lui scorre,
il tempo scorre
ed io vorrei fermarlo.
Me ne serve dell’altro
per le cose che voglio fare.
Non ne ho mai abbastanza,
come una bambina
in un negozio di giocattoli.
Questo mi fa sentire viva,
mi fa capire che io la voglio
la vita.

Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 9)

Sofia è già lì sulla soglia e le sue braccia sono spalancate per accogliermi. Finalmente a casa.
“L’affronteremo insieme questa cosa, stai tranquilla..” comincio a piangere. E’ così meravigliosa. Un abbraccio e due parole con lei e già mi sento al sicuro.
“Ti voglio bene..” le dico e siccome non sono mai stata una persona dalle facili smancerie, mi abbraccia più forte.
“Te ne voglio anch’io.. Ora vai a posare la valigia nella tua stanza. Sam è sotto la doccia, quando ha finito mangiamo qualcosa.”
“Ma sono le due di notte.”
“E quando mai ci siamo fatte il problema?” richiude la porta dietro di noi e va in cucina, dalla quale si sente un odore buonissimo. Mi ricorda quando da piccola andavo dalla nonna e lei mi faceva le stelline in brodo. In questa casa si sente tanto amore ed è Sofia a portarlo, con la sua forza, la sua determinazione, i suoi sogni, il suo grande cuore.
Abbasso la maniglia e sono in quella che prima era camera mia. E’ rimasto tutto com’era. Le ragazze non hanno mai voluto un’altra coinquilina e questo mi faceva sentire speciale. Una lunga serie di foto sono ancora attaccate al muro e il grande murales fatto con tanti pezzetti di giornale che compongono la parola “dream” è ancora imponente sulla parete. Mi fisso allo specchio ed è come se vedessi tanti pezzetti di me. E’ tempo di metterli insieme e tornare ad essere di nuovo me stessa. Il flusso dei miei pensieri è interrotto da qualcuno che bussa alla porta.
“Annie” dice Sam, aprendo appena la porta “posso entrare?”
“Certo, entra..”
Ed ecco subito arrivare un altro abbraccio. Mi si scioglie il cuore e per un attimo penso che finché avrò loro due vicino mi troverò sempre in piedi.
“Dai, vieni di là. Sofia ha preparato le farfalle panna e prosciutto cotto, come piacciono a te..”
“Mmmm, ho una fame. Due minuti e arrivo.” le dico abbozzando un mezzo sorriso.
“Va bene..” chiude la porta e si incammina in cucina.
Do un’ultima occhiata allo specchio, mi asciugo le lacrime dal viso con entrambe le mani e faccio un respiro profondo. Dovrò rispondere a un’infinità di domande e mi serve energia, anche se sono stanca morta e domani dovrò girare tanto, devo trovare un lavoro.
Le ragazze sono già sedute a tavola, entrambe con il pigiama. Sofia porta gli occhiali e le stanno divinamente, ma lei si ostina a portarli solo in casa, ha i capelli alzati ed è intenta a mettere la pasta nei piatti. Vicino all’angolo cottura c’è il suo libro di turno, tipico di lei. Già so che mentre l’acqua bolliva, continuava a leggere in piedi. Dove troverà tutta questa tenacia e concentrazione non lo so. Dal libro sbuca una margherita, il suo segnalibro preferito. Sam invece controlla le e-mail al pc, ha ancora i capelli bagnati per la doccia, a lei piace così, dice che la fa sentire sempre in estate. Ha le gambe accavallate e una postura da far perdere la testa. Quando mi vede sulla soglia chiude il pc e mi sorride. Aiuta Sofia a disporre i piatti e a me sembra di aver vissuto sempre lì per tutto questo tempo. Mi siedo a tavola e il silenzio mi stupisce, mi aspettavo un interrogatorio.
“Come? Niente domande?” chiedo.
Loro mi guardano. “Annie quando sarai pronta ne parlerai. Sei appena arrivata, ho voluto che mangiassi perché immagino che sei a digiuno da stamattina, ma non devi parlarne per forza.” dice Sofia.
“Si è vero. Sarai stanchissima, quindi ora rilassati, ci sarà tanto tempo per parlare.”
Mi conoscono meglio di chiunque altro, a volte anche meglio di me stessa. Sanno ciò di cui io ho bisogno, conoscono le mie necessità e le rispettano anche quando non è facile. Il dolore di solito lo vivo da sola, non amo parlarne, non amo rispondere alle domande, quando nemmeno io conosco la risposta. E loro lo sanno e mettono il mio benessere davanti ad ogni cosa. Non è facile stare vicino a una persona che soffre, senza poterla aiutare, senza poter dire nulla che possa servire.
“Ah ok. In effetti credo che abbiate ragione.”
Silenzio. Di nuovo. No, non posso tollerarlo, non tra noi. So che vogliono farmi prima calmare e so che parlare di banalità per tenermi occupata la testa non è nel loro stile, ma questo silenzio mi fa sentire come se fossi rimasta da Massimo.
“Ragazze vi prego parlate di qualcosa. Non sto morendo, per fortuna sto bene. Ho fallito di nuovo in una relazione, ma molte persone si lasciano. I dettagli a domani va bene, con calma e lucidità, ma dite qualcosa perché se no muoio sul serio..”
Ridono entrambe con la bocca ancora piena di pasta e finalmente rilassata, rido anch’io. Prendo una forchettata di pasta e me la porto alla bocca. Ha un profumo delizioso.
“Allora com’è andata a lavoro?”
Sofia non finisce nemmeno la domanda che io per poco non mi strozzo. Comincio a tossire e le ragazze mi guardano preoccupate. Quella domanda riporta tutto a galla. Il lavoro, l’hotel, l’incontro nelle scale, l’equivoco, il bacio, il biglietto con la poesia di Whitman. Bevo un goccio d’acqua e le guardo seria.
“Ok ragazze. Vi devo parlare..”

(to be continued..)
Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 8)

“Che cosa stai dicendo?” dice senza scomporsi, continuando a stare comodamente seduto sul divano. Resa audace da una scarica di adrenalina, forse dovuta anche al bacio di poco fa, mi faccio avanti e spengo la tv, essendo perfettamente consapevole che questo lo farà arrabbiare.
“Massimo hai capito quello che ho detto?”
“Si, e credo che come al solito sia uno dei tuoi momenti. Ti passerà..”
“No, io non credo, non stavolta..”
“Tu vivi in un mondo tutto tuo Annie. Colpa di quei fottuti libri che leggi, ti fondono il cervello. Ma cosa vuoi? Cosa cerchi? Incontri cavallereschi? Avventura? Che il sogno realtà diverrà? Stronzate. La vita è una cosa diversa. È alzarsi tutti i giorni ringraziando Iddio di essere ancora qui, di fare una bella vita, di avere una donna al tuo fianco.” la sua voce diventa sempre più forte, finché non finisce ad urlare. “Hai una laurea cazzo, usala. Trova un lavoro vero. Smettila di correre dietro a cose che non esistono e che non potranno mai essere. Scendi tra noi comuni mortali e renditi conto che vivere tra le nuvole non è più concesso alla tua età..”
Lacrime calde mi rigano il volto. Finalmente la verità. Ho vissuto per anni accanto a un uomo che non ha mai creduto in me, nelle mie capacità, nei miei sogni. Lo guardo e nemmeno più lo riconosco. Scarica su di me la sua frustrazione ogni santo giorno.
Mi oltrepassa e va nell’altra stanza. Tipico di lui. Fra mezz’ora si comporterà come se niente fosse successo e io glielo lascerò fare. Glielo lascerò fare? Mi accovaccio a terra più confusa che mai. Il rosso del foulard che sbuca dalla borsa mi distrae e mi fa ripensare all’incontro di poco fa. Non credo di essere mai stata baciata così, mi porto le mani alle labbra. Mi allungo per prendere il foulard e con mia sorpresa lo trovo avvolto a un bigliettino. Sto per leggerlo quando Massimo ricompare in salotto.
“Hai visto le pile che comprai settimana scorsa per il telecomando?”
“No.” rispondo e me ne vado in camera. Prendo la valigia e comincio a metterci dentro il necessario per stare via qualche giorno, poi chiamo Sofia. Risponde al secondo squillo.
“Annie che succede?” è allarmata, di sicuro per l’ora tarda.
“Posso venire da voi per un po’?” ho la voce rotta dal pianto.
“Tesoro lo sai che questa è ancora casa tua..” Eh già, che bei tempi quelli in cui vivevamo lì tutte e tre. Tre ragazze piene di sogni, che non vedevano l’ora di conquistare il mondo. Tutto era possibile allora, tutto era luminoso in quell’appartamento che profumava così tanto di casa.
“Allora sarò lì tra un’oretta..”
“Vuoi che vengo a prenderti?”
“No, non ce n’è bisogno. Faccio due passi..”
“Va bene, allora ti aspetto sveglia. Sam non è ancora tornata, sarà felice di trovarti qui..”
Sorrido e mi viene una voglia di tuffarmi tra le sue braccia.
“Grazie Sofia..” tiro su col naso.
“Ehi, è tutto ok?”
Prendo fiato. “Tra poco lo sarà..” riattacco e chiudo la valigia. Mi guardo allo specchio e mi asciugo le lacrime. Sarò forte, lo devo a me stessa.
Quando ritorno in salotto il trolley mi segue. Massimo da un’occhiata a me e poi al bagaglio e non dice una parola. Torna a guardare la tv.
“Nei prossimi giorni tornerò per prendere le mie cose..”
Faccio per andare via, quando finalmente dopo anni di relazione, per la prima volta, reagisce. “Annie, non ti rendi conto di cosa stai facendo, mi stai spezzando il cuore..”
“Massimo ora è il senso di abbandono che ti fa parlare. E’ la decisione giusta e lo sai anche tu. Tra noi non c’è più amore..”
“Te ne pentirai e tornerai da me, ma sarà troppo tardi. Tu non ci sai stare senza di me..” E’ da lui finirla così. Stronzo fino all’ultimo. Esco e chiudo la porta alle mie spalle, so che quella frase è stata detta solo perchè è ferito. E’ un attimo e l’ho già perdonato. Apro il portone e sono in strada, guardo il cielo, prendo fiato. Sono libera.
Prendo a camminare quando mi ricordo del bigliettino trovato con il foulard. Una bella calligrafia si è impossessata di un pezzo di carta. E’ la prima cosa che penso. La mente ritorna a quel bacio e a quegli occhi, immaginando chi possa essere il mittente. Comincio a leggere.

Sei tu la nuova persona attirata da me?
Sei tu la nuova persona attirata da me?
Tanto per cominciare sta attenta, che sono molto diverso
da quello che credi;
Credi che in me troverai il tuo ideale?
Credi che sia così facile fare di me il tuo amante?
Credi che la mia amicizia sarebbe gaudio perfetto?
Credi che io sia fidato e fedele?
Non riesci a vedere oltre questa facciata, questi miei modi
tolleranti e benevoli?
Credi di poter procedere per un sentiero reale verso un uomo
realmente eroico?
Non t’assale mai il dubbio, o sognatore, che tutto può essere
velo di maya, illusione?

Walt Whitman

E questo cosa sarebbe? Un avvertimento?

(to be continued..)
Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 7)

Prendo a camminare per le vie del centro. La mia mente gira sempre attorno a lui. Devo dimenticare questa brutta storia. Milano è così bella a settembre, quando non serve il cappotto ingombrante e ti basta essere abbracciata da una mantella. L’unica cosa positiva di questa giornata è che mi ha dato quel pizzico di coraggio che mi mancava. Stasera parlerò con Massimo, sento di essere pronta, ho voglia di ripartire da me stessa, di amarmi, di mettere davanti a tutti la mia felicità. Basta sentirsi inadeguata, mai abbastanza all’altezza. Prima lui non era così, era tutto più semplice quando era il mio migliore amico. C’era affetto, stima, rispetto. E ora? Silenzio. Un silenzio malsano che mi carica di angoscia e malumore.
Per tutto il tragitto mi sento osservata, come se qualcuno mi stesse seguendo. Mi guardo spesso attorno per controllare. La città è ancora trafficata, nonostante la tarda ora, dopo tutto è venerdì. Mi starò sicuramente impressionando.
Quasi a casa, sento salire l’ansia ad ogni passo. Vedo il parco di fronte al palazzo dove io e Massimo condividiamo l’appartamento.
“Annie..” sento una voce urlare dietro di me. Mi volto di colpo e resto senza parole. Alessandro corre verso di me con qualcosa nelle mani.
“Hai dimenticato questo all’hotel..” dice con un incantevole sorriso, quando si avvicina, mostrandomi il foulard, che nemmeno mi ero accorta di non avere più. Guardo dietro di lui per vedere com’è arrivato fin qui. Mi ha seguito?
“Come facevi a sapere dove abito?”
“Il contratto che hai firmato aveva i tuoi dati..” lo dice talmente frettolosamente che mi sa tanto di scusa belle e buona. Mi stava seguendo, è questa la verità. Non posso crederci, non so se sentirmi furiosa o lusingata. Ma non starò al tuo gioco, carino.
“Grazie, ma non era necessario venire fino a qui..” prendo il foulard dalle sue mani e involontariamente ci sfioriamo. Accidenti, perché riesce a mandarmi così in tilt solo toccandomi la mano?
“Beh, grazie ancora Alessandro. Arrivederci..” mi volto e cerco di trasmettere alle mie gambe il comando di andare via, anche se loro e in fondo anche io vorremmo rimanere ancora un po’.
“Aspetta Annie..”
“Si?”
Mi prende per la vita e mi porta in un vicoletto buio a destra, senza darmi nemmeno il tempo di pensare. L’unica cosa che ci illumina è la luna, che si fa strada sulle mie guance, mostrando il mio imbarazzo.
“Mi piace quando arrossisci, sembri così piccola, una bambina da proteggere..” mi sussurra queste parole all’orecchio e io quasi svengo, sentendo il suo respiro così vicino a me. Lo guardo, non riesco a fare nient’altro, sono come ipnotizzata dai suoi occhi e dalle sue mani che sono ancora sui miei fianchi e dolcemente me li massaggiano. Tutto sta succedendo così velocemente. L’unica cosa che so è che quest’uomo è una calamita per me e che ho una gran voglia di baciarlo. Sposta la mano sulla mia guancia, mi sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio e avvicina le sue labbra alle mie. Sono morbide, ma forti. La sua lingua cerca la mia e quando si intrecciano, il bacio si fa più appassionato. Immediatamente le mie mani sono tra i suoi capelli. Mi avvicina sempre di più al suo corpo, appoggiato al muro e sento la sua erezione sempre più forte sulla pancia. Quest’uomo decisamente sa come baciare una donna.
Si stacca e respira affannosamente, come se avesse corso una maratona e io faccio lo stesso. In realtà avrei voluto che quel momento non finisse mai.
“Non potevo lasciarti andare senza conoscere il sapore dei tuoi baci..” sorride malizioso, come se avesse appena vinto una qualche sfida.
“Cosa? Che cosa vuoi dire?”
“Chiamala curiosità.. Ciao Annie..” è un attimo e scompare dalla mia vista. Dunque è questo che ero, una sfida, un dannato capriccio. Sono una stupida e un’illusa. “Ho voglia di ripartire da me stessa, di amarmi..” I miei buoni propositi sono durati esattamente quindici minuti. Prendo la borsa che avevo fatto finire a terra, presa dalla foga, recupero le chiavi e faccio le scale di corsa. Ora o mai più.
Quando apro la porta di casa Massimo è lì in salotto a guardare la tv. Mi osserva attentamente.
“Cos’è successo?” chiede.
“Massimo, io e te non possiamo più stare insieme..”

(to be continued..)
Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 6)

Le ore seguenti passano veloci e alla fine quasi scappo via.
Pochi passi all’uscita. Sono quasi fuori.
Una mano prende la mia e la stringe forte.
“Non così in fretta..”
È lui. Ancora. Ma in cosa mi sono cacciata?
“Dobbiamo chiarire un po’ di cose. Potresti seguirmi?”
“Non ci penso proprio..” dico queste parole senza distogliere mai il mio sguardo dal suo.
Nei suoi occhi c’è stupore per quella mia reazione. Di certo non è abituato a sentire risposte negative.
“Bene. Visto che non mi dai scelta..”
Chinandosi, mi carica sulle sue spalle, davanti agli occhi attoniti di clienti e personale nella hall. Nessuno fa nulla, nessuno lo ferma. Quest’uomo ha perso il senso della ragione.
Entriamo in ascensore, dove c’è un’anziana coppia.
La signora mi osserva divertita, credendoci due giovani innamorati. Imbarazzata ai massimi livelli dico:
“Ti seguirò ok, ma fammi scendere.”
Lui è impenetrabile, ma per un attimo mi sembra quasi divertito. E’ difficile dirlo, riesce a passare da “padrone del mondo” a “semplice ragazzo” nel giro di un secondo.
Le porte si aprono al sesto piano e la coppia scende, dopo aver salutato entrambi con un cenno del capo e un sorriso.
Sento immediatamente quella scossa, un forte desiderio di toccare i suoi capelli. Non posso guardarlo, mi porta in pensieri che non ho mai avuto per nessuno.
Inserisce una chiave nel pannello dei comandi e l’ascensore continua a salire. Quando si aprono le porte ci troviamo in un ampio atrio, con un al centro un grande bancone, dietro al quale c’è una donna sulla cinquantina, molto elegante.
“Teresa non mi passi telefonate per favore..”
“Certo signore..” rivolge subito la sua attenzione a me.
Chissà che idee si è fatta. Lui mi prende la mano. Quel tocco mi piace. Mi guarda negli occhi e mi invita a seguirlo. Entriamo in quello che penso sia il suo ufficio, maestoso e imponente, proprio come lui.
“Accomodati Annie..” mi dice, indicandomi il divano.
Io invece mi siedo sulla sedia, accanto alla scrivania.
“È così difficile per te essere accomodante?”
“Se essere accomodante significa obbedire agli ordini, si..”
Ride e viene verso di me. Si siede sull’altra sedia e mi guarda.
“Allora?” dico io spazientita.
“Ho chiamato l’agenzia e c’è stato un equivoco. Io..beh, aspettavo un’altra ragazza..”
Come pensavo. “Bene..” faccio per alzarmi “allora posso tranquillamente andare via..”
Sento una grandissima delusione dentro, non so perché, ma la sento.
“Annie, ho una domanda da farti.” mi fermo e attendo.
“Resteresti con me stanotte?”
Sorrido sarcastica. Mi volto a guardarlo. Lui mi fissa ansioso.
“No, grazie..” dico semplicemente. Apro la porta e vado via. Ho bisogno di allontanarmi da quest’ufficio, da quest’hotel, da quest’uomo.

(to be continued..)
Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 5)

Scendo le stesse scale sulle quali poco prima desideravo per la prima volta così tanto qualcuno.
Avrei dovuto aspettarmelo. Quanta sfacciataggine, quanta arroganza. É abituato a trattare così le donne? Come degli oggetti, una “faccenda” di cui occuparsi. Così l’ha chiamata. Stronzo. Ma col cavolo che rimarrò ancora qui dopo tutto questo. Non voglio rimanere in questo posto un minuto di più.
“Miss Taddei”
Mi volto di colpo e sono sorpresa nell’ammirare un uomo di mezz’età, molto affascinante con i capelli grigi e gli occhi scuri. Molto a modo nel porsi e con uno strano accento inglese.
“Come fa a sapere il mio nome?” dico senza usare troppa cortesia, ancora scossa per l’accaduto di pochi minuti prima.
“Il signor Bergson é desolato per quanto successo poco fa. Lei..beh, ha capito male e..”
“Ho capito fin troppo bene, mi creda. Non ha importanza comunque, stavo per andare via.” ed era vero, volevo scappare da quel posto. Volevo solo correre via il più presto possibile.
“Il signor Bergson vorrebbe riaccompagnarla a casa..”
Resto allibita. Che faccia tosta. Non gli è bastato il ceffone che gli ho mollato? Ne vuole forse un altro?
Tipico di questa gente, volere tutto e subito. Ne ho conosciuti molto di farfalloni del genere. Nell’ambiente del cinema ne circolano tanti. Ti sbattono in faccia i loro soldi, convinti di poter avere tutto, anche la dignità delle persone. Ti fanno promesse e poi finisci in una lurida camera d’albergo, usata solo per una notte.
Ho sempre provato pena per quel tipo di ragazze. Già, pena. Non disgusto o rabbia, ma solo tanta pena. Cedere così per una piccola occasione lavorativa o per soldi mi dava l’idea non di una persona ambiziosa ma di una disperata.
E venire a scoprire in quel modo che la mia agenzia “organizzava” questo tipo di cose, questo si che mi faceva incazzare. Non vedevo l’ora di andare lì per sbattergli in faccia il contratto e cantargliene di santa ragione.
Lo sguardo interrogativo del belloccio raffinato mi fa tornare alla realtà.
“Non ce n’è bisogno, grazie. Ho già passato anche troppo tempo in sua compagnia.”
Perché me la prendo con lui? In fondo non è colpa sua se il suo capo preferiva rapporti a pagamento invece che relazioni normali.
“Bene, le faccio notare che lei ha firmato un contratto e deve restare per il servizio. Non mi costringa a chiamare Ernesto.”
Strano, mi sento come se mi abbia fregato. Di conseguenza la mia bocca non si da un freno.
“Pensavo che, siccome sia io che il suo capo abbiamo scoperto che non sono disposta a scoparmelo per soldi, il mio lavoro fosse concluso.”
Mi guarda scandalizzato per la mia rude sincerità, ma per nulla stupito delle mie parole. Quindi lui sa.
“Miss Taddei, credo che lei non abbia capito..”
Qualcosa nel suo taschino comincia a vibrare e dopo un secondo risponde parlando in un auricolare che non mi ero nemmeno accorta che avesse.
“Si.. Si signore.. Va bene, come desidera..”
Da come mi guarda capisco subito chi era. Quindi lascio che continui.
“Miss Taddei, torni al suo posto di lavoro, sia gentile.”
Mi da le spalle e va via.
Tutto qui? Se ne va senza nemmeno una spiegazione?
Non posso andare via, una penale per non aver rispettato un contratto è l’ultima cosa che mi serve.
Decido di continuare il mio servizio al bar, dicendomi ripetutamente che non può succedermi nulla se evito di rimanere sola.

(to be continued..)
Imma Gaglione

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Chiamiamolo “esperimento” (parte 4)

“E dobbiamo far si che l’operazione di marketing di quest’anno sia soddisfacente per tutti.. E’ un momento difficicile per l’economia..”
Wow quanto parlano, ma devo dire in un modo che affascina. Sono degli ottimi oratori.
Si nota già solo guardandoli che hanno frequentato tutti ottime scuole e che provengono da buone famiglie. I rampolli che seguendo le orme familiari sono diventati qualcuno.
Tra questi presenti in sala è molto evidente chi è arrivato qui per le proprie capacità e chi no.
“…e ora sono fiero di annunciare un giovane che a soli trentadue anni ha dato prova del suo talento e delle sue capacità. Suo padre mi disse di renderlo il migliore e posso essere soddisfatto del mio lavoro. La sua idea fondamentale è quella di comprare le compagnie in difficoltà e gestirle al meglio, per garantire lavoro ai dipendenti. Impegnato in tante azioni umanitarie. È da poco anche proprietario dell’hotel Bergson che prende il suo nome.
Signori e Signore Alessandro Bergson..”
La sala si riempie di un grande applauso. Molti sorridono commossi per le parole dell’uomo che lo ha presentato.
Chissà chi sarà? Deve essere proprio in gamba.
Finalmente qualcuno cammina verso il palco, ha una camminata molto sicura di se e una postura perfetta.
Oddio no. Non può essere. E’ lui. E’ l’uomo delle scale. Mi imbarazzo all’istante e vengo presa dalla stessa scossa di elettricità di poco fa.
“Grazie Fernando, sei stato per me come un padre e colgo l’occasione per dirtelo pubblicamente..”
Parte un altro appaluso.
“Dunque quello che la Bergson Group vuole fare è mettere in sesto compagnie che hanno risentito o che risentono di questo periodo di crisi. Nulla è perduto, è quello che mi ripeto sempre, perchè al di là dei numeri o dei calcoli che il nostro lavoro ci mette davanti, dobbiamo sempre, prima di tutto credere in noi stessi.. E’ questo il segreto..”
Tutti sembrano incantati a guardarlo e non posso fare a meno di notare che è bello da togliere il fiato. Ha delle movenze perfette e lì sul palco è completamente a suo agio. Sembra consapevole del suo fascino e lo usa a suo vantaggio. Potrebbe vendere ghiaccio agli eschimesi per quanto è convincente.
Non posso fare a meno di notare che effetto fa alle donne presenti in sala. Alcune di loro arrossiscono, altre lo guardano con particolare interesse.
Sembra che questo Alessandro Bergson abbia una certa fama. Non mi sembra di averlo mai sentito, ma dopo tutto io non c’entro niente con questo mondo.
Lo guardo meglio, osservo ogni tratto del suo corpo. Com’è possibile che sono così attratta da lui senza nemmeno conoscerlo?
Mi è bastato un suo tocco per sentire un fremito. Lo ascolto parlare e avrei voglia di toccarlo ancora una volta.
Ma sta fissando un punto qualunque o sta guardando me? Il suo sgardo punta nella mia direzione ma non riesco a capire bene.
Sorride. E’ impossibile che ce l’abbia con me.
“Sapete sono arrivato oggi da New York, quindi oggi per la prima volta ho visto tutto l’hotel finito e per di più già funzionante. Dagli attici alla hall l’ho trovato strepitoso.
E anche salire da un piano a un atro con le scale può rivelarsi un’esperienza interessante..”
Mi sorride di nuovo. Stavolta sono sicura, sta sorridendo a me e sta alludendo al nostro incontro.
Avvampo. Sento le gambe traballanti. Non riesco a spiegarmi come quest’uomo possa farmi quest’effetto solo parlando.
Decido di lasciare per qualche momento il bar e salgo al piano di sopra per prendere una boccata d’aria.
La hall è così grande e le persone che frequentano quest’hotel sono sofisticati, con vestiti all’ultima moda e capelli perfetti.
E’ proprio un’altra realtà rispetto alla mia. Mi chiedo quanto costerebbe una notte qui. Sicuramente un occhio della testa..
“Se Ernesto ti trova qui seduta a fantasticare, ti fa passare un brutto quarto d’ora.”
Alessandro. È qui, in piedi davanti a me.
“Ciao Annie..”
Strano, il mio nome uscito dalla sua bocca sembra più bello.
“Mi scusi signor Bergson, ero salita a prendere una boccata d’aria. Scendo subito..”
Mi alzo per andare al piano di sotto ma vengo fermata dalla sua mano sulla mia spalla.
“Sai penso che io e te dovremmo scopare..”
Sbianco. Per un momento penso che stia scherzando, finchè non mi volto. Dalla sua espressione capisco che sta facendo proprio sul serio.
Non posso crederci che l’abbia detto ad alta voce. Non posso credere che sia davvero fatto così.
“Come prego?”
“Ne ho conosciute tante di tipe come te. Si, insomma di quelle che provengono dalla tua agenzia. Vuoi fare l’attrice, giusto?”
Come fa a saperlo? Non può essere. Effettivamente sono stata chiamata all’ultimo minuto per sostituire una ragazza che ha disdetto. Forse è un equivoco, forse aspettava qualcun altra.
“Siccome conosci la situazione ho pensato di andare dritto al sodo. Non ho molto tempo e preferirei spicciare subito la faccenda.”
La faccenda? Quest’uomo pretende sesso a pagamento. E l’agenzia sa tutto.
“Mi dispiace, ci dev’essere stato un errore. Io non conosco nessuna situazione e sto per andarmene..”
Mi giro per andare via, sconvolta e anche un pò delusa per le nuove scoperte fatte. Ma vengo di nuovo fermata e presa per la spalla, stavolta più energicamente.
“Che cosa diavolo significa? Tu..tu non sei la ragazza che ho richiesto?”
Nei suoi occhi leggo allarmismo, quasi terrore.
Faccio per andarmene, ma la stretta si fa più forte. Istintivamente, troppo istintivamente gli do uno schiaffo con tutta l’ira, la frustrazione e il disgusto che sentivo in quel momento.
Il suo viso si volta di lato e lui si porta una mano alla faccia.
Finalmente libera, corro via lasciandolo lì così.

(to be continued..)
Imma Gaglione

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